Patente a punti: cronaca di un disastro annunciato

Risultati a luci e ombre dopo tre anni dalla sua introduzione



Patente facsimile

E' di questi giorni un'inchiesta dell'Espresso sulla patente a punti, dopo quattro anni dalla sua entrata in vigore. L'inchiesta punta il dito contro i comuni che, oltre la metà del totale, non hanno mai comunicato al ced del ministero dei Trasporti nessuna decurtazione. In gran parte, questi sono piccoli comuni, che non hanno nessun corpo municipale ma una semplice guardia addetta a mille mansioni. Ma non è questo il problema che ha determinato la cessazione della funzione deterrente della patente a punti. I dati, nella loro brutalità, non mentono.

A fronte di 35 milioni di patentati, i punti sottratti sono circa 28 milioni in 4 anni, ossia l'1% del totale all'anno. Ogni patentato ha 20 punti... decurtazione media 4 punti per infrazione... quindi un italiano su 20 viene beccato a commettere un'infrazione ogni anno. Se poi consideriamo i guidatori professionali (camionisti, rappresentanti, ecc.) per l'utente medio il rapporto sale ancora. La probabilità, quindi, di essere beccati una seconda volta entro due anni (perchè poi, scatterebbe il ritorno automatico ai 20 punti iniziali), è dell'ordine del 5%. Chi rischia di perdere tutti i 20 punti deve essere quindi un guidatore particolarmente scorretto, che usa molto l'auto, e che magari non frequenta nemmeno i corsi di recupero. E se perde tutti i punti non rimane neanche un giorno a piedi. Deve solo presentarsi entro un mese dalla comunicazione a fare l'esame di revisione (che se preso con un minimo di impegno non comporta grossi ostacoli) e ritornare a 20.

Insomma, con le multe arrivate a cifre consistenti (ai comuni, per esempio, non interessa minimamente la sicurezza, visto che la stragrande maggioranza delle infrazioni vengono da autovelox e semafori... ), con la sospensione della patente che può arrivare fino a 2 anni (per chi fa un'inversione a U in autostrada i 10 punti in meno sulla patente solo l'ultimo dei problemi), la storia dei punti non interessa quasi più a nessuno.

Come fare allora per ridare fiato a un'istituto che negli altri paesi funziona meglio che da noi ? Semplice, togliere tutte le scappatoie all'italiana.
1) Niente recupero automatico dopo 2 anni e niente bonus di 2 punti. Se uno prende due velox da 10 entro 2 anni fa la revisione... ma se tra i due intercorrono 2 anni e qualche giorno no, visto che si era ritornati al pieno. Il recupero dei punti in questo modo non è sinonimo di "redenzione" quanto di "fortuna".
2) Niente corsi di recupero. I corsi per recupero punti, cosi come strutturati ora, sono solo centri di ricarica. Mancando la possibilità di verifica del lavoro fatto, si lascia tutta l'incombenza alla buona volontà dell'autoscuola. Che molto spesso, però, si scontra con la "fretta", la "mancanza di tempo" dell'automobilista.
3) Ridistribuzione dei punti da decurtare in base alla gravità dell'infrazione. Innanzitutto, per le infrazioni più gravi si deve prevedere lo "strike" ossia la perdita di tutti i punti immediata (inversione a U in autostrada, semaforo rosso, salto dello stop con relativo incidente, ecc.), e poi rimodulare alcune che sono sanzionate duramente ma, stranamente, comportano solo un "buffetto" per quanto riguarda la perdita del punteggio. Superare il limite max fino a 40 km/h sono solo 2 punti... ma uno che in città viaggia a 90, che poi corrispondono a 100 di tachimetro, non si meriterebbe almeno 10 punti ?

(18/06/2007)